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TORINO 15/4/07Quelli di Rozzano, la storia continua … ATTO SECONDO
I “BAUSCIA” MILANESI ALLA CONQUISTA DELLA CITTA’ DEI “BOGIANEN”
15 APRILE 2007, MARATONA DI TORINOI Personaggi della nostra storia: Cristian, un maratoneta alla ricerca della conferma; Emilio, un maratoneta che ritenta la sfida; Gianni, accompagnatore ex maratoneta; Ilaria, supportatrice/sopportatrice di Cristian; Oriana, accompagnatrice dell’accompagnatore; Fabio, maratoneta last minute; Daniela, assistente logistica Rozzano-Torino; Andrea, bogianen assistant; Massimo, l’eporediese volante; Anna, eporedia running team assistant; Irene, junior assistant. Era una notte buia e tempestosa … beh questa storia non inizia proprio così, però metaforicamente la tempesta era iniziata dopo la Maratona di Firenze del 26 novembre 2006 (vedi precedente romanzo … e se ve lo siete persi correte subito in libreria ad ordinarlo, altro che il libro di Baldini …). Cristian, non contento dell’exploit delle scarpe del Gianni, voleva vedere cosa avrebbe combinato con le sue. La maratona prescelta è stata quella di Torino, sia per la vicinanza, che per la data: 15 aprile, anche se Emilio e Gianni erano un po’ perplessi, per diversi motivi; calcolando i tempi di recupero da Firenze e quelli di preparazione, la data cadeva troppo presto, poi la primavera con i primi caldi, ecc. però … Però c’era anche la presentazione della maratona stessa da parte degli organizzatori presso il negozio Running Store di Milano, dove, davanti ad un numeroso pubblico (stimato in 7 persone, compresi 4 rappresentanti dei Quelli di Rozzano), veniva presentato il percorso (che non esisteva ancora) virtuale e tutte le manifestazioni collaterali. Ok, deciso: Cristian parteciperà, Emilio riprenderà la preparazione per la sua terza maratona, e Quelli di Rozzano ripasseranno in massa il confine della loro regione, e planeranno come aironi sulle sponde del Po per un’altra avventura tutti insieme. Già tra noi speriamo di rivivere un’altra esperienza come Firenze, sia in senso sportivo che nel segno dell’amicizia e, perché no, anche turistico-culturale. Ma c’è anche Fabio, la saetta abbiatense, che decide di parteciparvi, insieme con altri del gruppo VTV di Abbiategrasso. Allora perché non contattare anche il nostro amico Massimo, la massima personalità sportiva e culturale (dopo il Ramella) della città “dalle rosse torri”, “la città del turismo d’eccellenza”, che magari, vista la vicinanza con Torino, si sta preparando a parteciparvi? Ed infatti anche Massimo è in fase di allenamento, e vorrebbe battere il suo record di 3h25’ ... mica male. Ok, Ilaria prenota l’albergo, abbiamo anche Daniela che ci aiuta nell’organizzazione logistica, ed ora tocca agli atleti concentrarsi sulla preparazione. Vanno avanti domenica dopo domenica, allenamento dopo allenamento, chilometri dopo chilometri, i sacrifici cominciano a dare risultati e sale la solita tensione pre-maratona, quando si ha paura che possa saltare tutto per un nonnulla. La domenica prima della maratona è Pasqua: la diaspora del gruppo … Emilio corre al mare, Cristian il lunedì dell’Angelo fa l’ultimo test a Zinasco e poi …. sarà quel che sarà. L’ultima messa a punto dei motori prevede anche una seduta di massaggi (mica thailandesi, neh ...): anche questa volta nulla è stato lasciato al caso. Intanto siamo d’accordo con Massimo di vederci al ritiro dei pettorali sabato 14 e poi la domenica alla partenza, con tutta la famiglia che lo seguirà. Partenza sabato mattina e subito la prima sorpresa per il gruppo, prima di salire in auto (la storica Zafira dell’ex-maratoneta del gruppo, Gianni, e sottolineo ex-maratoneta): si materializzano le magliette rosse e bianche con la scritta Quelli di Rozzano, sono 6 pezzi unici, rosse con scritta bianca per i maschietti e bianche con scritte rosse per le femminucce. Queste magliette faranno il giro del mondo (podistico) e tutti le additeranno con rispetto e timore … come la prima volta che siamo stati chiamati così. Emilio ha preparato anche un cartello da esporre in auto: Quelli di Rozzano Supporto Tecnico Logistico Sportivo, con il logo della Maratona di Torino.a colori. Non solo: ha preparato anche i tempi di passaggio previsti (e sperati) da indossare a mo’ di braccialetti per avere sempre un riscontro durante la corsa. Il viaggio è tranquillo sino ad Asti, dove Ilaria rallegra la compagnia credendo che la pianta della città fosse a forma di bottiglia di spumante … poi, come da tradizione, Gianni sbaglia uscita dell’autostrada e percorriamo una serie di ameni vialoni in zone industriali della periferia torinese, prima di riprendere la giusta strada ed arrivare a Torino, dove transitiamo per i viali che costeggiano il Po, e che i maratoneti dovranno percorrere l’indomani. Lasciamo l’auto dietro piazza Castello e ci rechiamo al punto maratona per il ritiro dei pettorali e per l’appuntamento con Massimo: sfoggiamo le nostre magliette rosse e bianche e tutti ci guardano (penso che nessuno sappia dove sia Rozzano, però facciamo scena comunque). Ma, a causa dell’orario, l’appuntamento con Massimo salta, e ritiriamo i pettorali da soli; naturalmente, e non poteva essere altrimenti, c’è qualcosa che non va: Cristian ha dimenticato i documenti in macchina e dobbiamo ritornare a prenderli. Siamo in Piazza Castello, davanti a Palazzo Madama, a Palazzo Reale, al Teatro Regio, si stanno ultimando i preparativi per la maratona, ci sono molti turisti, comunque Torino è una bella città, si vede che è stata capitale di uno Stato per diversi secoli (se consideriamo la storia sino agli anni ‘50 per molti aspetti è diversa da Milano, pur avendo ora anche molte analogie, più che altro dovute all’appiattimento culturale ed alla standardizzazione causata dal boom economico degli anni ’60 e dalla falsa cultura materiale del mondo contemporaneo, che appiattisce e rende uguale tutte le grandi città, passando sopra alla loro storia, che è invece la loro ricchezza). Scopriamo un bel self-service che con 7 euro ci dà da mangiare (convenzione per i podisti…correre, a volte, dà anche questi vantaggi) in via Bogino … dove c’è lo storico Juventus Club Torino (storico per Gianni, ai milanisti aggregati non gliene frega niente). Però il caffè lo prendiamo un uno dei locali storici di Torino, Fiorio, in via Po, dove costa meno che nei centri commerciali di Milano, ed andiamo dentro a curiosare: pareti con broccati, tavoli in legno decò, specchi … personaggi che hanno fatto la storia non solo di Torino sono passati di qua. Ora però dobbiamo andare all’albergo per depositare i bagagli; arriviamo ed Emilio ci tiene a precisare che nella sua camera i letti devono essere separati –“ah –dice il portiere, Antonio- lei è la persona che ha telefonato per il letti separati “ … in effetti il suo “partner” è Fabio e non vuole che si pensi male (tanto noi lo prendiamo comunque in giro …). Come si dice nei viaggi organizzati “ore xxx: arrivo ed assegnazione delle camere”. Poi tutti a prendere il tram perché alle ore 16,00 il nostro Tour Operator aveva organizzato una visita guidata al Museo Egizio, il secondo al mondo dopo quello del Cairo ed in effetti l’esperienza è molto interessante, soprattutto Ilaria e Cristian possono raffrontarlo (con le debite proporzioni) a quello del Cairo che hanno visitato in viaggio di nozze (“la coppia più bella del mondo”… ragazzi l’avete scritto sulla cartolina con la maschera di Tutankamon che ci avete mandato … cercate di confermarlo). Bella la visita anche se il museo, e non poteva essere altrimenti, è molto affollato, e bisognerebbe vederlo con molta più calma: le mummie ed i papiri, gli oggetti rinvenuti quasi integri nelle tombe, la sala con gli specchi piena di statue sono affascinanti … i fondi per le Olimpiadi invernali del 2006 hanno consentito di risistemare il museo ed anche Torino gode ancora, almeno alla vista del turista, dei benefici architettonici e degli arredi “olimpici”. All’uscita del museo, si perpetra una congiura ai danni di Gianni: Fabio dice che uno del suo gruppo che si è iscritto, non è venuto e quindi sta cercando qualcuno che ne usi il pettorale; ma Gianni ha solo le scarpe (le ha portate per Cristian … Firenze docet), e una maglietta, e non aveva preventivato di correre. Però gli amici … chiamiamoli così, mettono insieme un puzzle di abbigliamento: Cristian dice che ha un cappellino ed un cronografo in più, Emilio un paio di pantaloncini e quindi Gianni deve cedere alla violenza, anche Ilaria ed Oriana sono d’accordo: d’altronde è ormai tradizione che qualcuno di noi debba indossare (o calzare … vero Cristian ?) qualcosa degli altri … ok, vedrò di fare la seconda parte della maratona, cercando di dare una mano (soprattutto moralmente e nel limite del possibile), a chi del nostro gruppo fosse in difficoltà (anche se vanno tutti molto più forte di me; sono tutti di un’altra categoria). Però con Oriana avevamo in programma una visita la domenica mattina, insieme con Anna ed Irene, alla mostra dei Macchiaioli a Palazzo Bricherasio, e quindi dovrò cercare di organizzarmi per vedere come fare. Ritorniamo in albergo per prepararci per la cena, prenotata dal nostro collaboratore in loco, Andrea, presso il ristorante “AMICI MIEI”: bè, il nome ci sta proprio bene, siamo qui anche perché siamo amici grazie alla corsa, che possiamo considerare come il cemento del nostro gruppo, ma sopra queste fondamenta la casa che abbiamo costruito è cresciuta in modo semplice e spontaneo e penso di poter dire abbastanza bene (mai farsi trascinare dall’entusiasmo, però un certo orgoglio per questa amicizia, alla mia età, lasciatemelo dire, lo sento …) Ora tutti a nanna, domani è il grande giorno. Buona notte. DOMENICA MATTINA - 15 APRILE 2007SVEGLIA !!! Tutti a colazione !!! E come all’alba del giorno stabilito per il duello dietro il convento dei carmelitani scalzi (citando Alexandre Dumas) i nostri 3 moschettieri di Rozzano (Athos-Cristian, Porthos-Emilio, Aramis-Gianni), uniti al guascone D’Artagnan-Fabio, completano un quartetto che ha pochi eguali nel mondo del podismo “fai da te”: insieme con le nostre cheer leaders Ilaria e Oriana piombano sulla colazione distruggendo tutto quello che capita sotto i denti, come i moschettieri fecero con le guardie del cardinale Richelieu. Alla fine si esce e si va a prendere il tram per portarci il più possibile vicino a piazza Castello: già il percorso dei tram è deviato per la maratona e dobbiamo percorrere un po’ di strada per arrivarci: mi dispiace per Cristian, Emilio e Fabio, che dopo dovranno farne altri 42, però la camminata serve per svegliarci; camminiamo in compagnia di un concorrente sardo (uno che si vede che va forte) insieme col suo allenatore che scatta più fotografie di un giapponese, a noi e a tutto quello che vede. Arriviamo in piazza Castello che si sta riempiendo di maratoneti e loro accompagnatori: non c’è molta gente, certo non c’è la folla di partecipanti di Firenze ma vediamo qualche faccia conosciuta, tra cui quello che corre coi mutandoni e la maglia di lana a mezze maniche e col baschetto (dimostra più di 65 anni, l’abbiamo visto due volte a Milano); troviamo il gruppo del VTV di Abbiategrasso con gli amici di Fabio ed arriva anche Massimo, l’eporediese volante, con Anna ed Irene: rispetto all’ultima volta che l’abbiamo visto è ulteriormente dimagrito, ora ha un fisico da maratoneta agonista, non per niente ha fatto qualcosa come 3ore20’o giù di lì a Vercelli. Gli eporediesi sono una famiglia atipica (per i parametri di questa nostra strana società standardizzata) : a casa non hanno la televisione, ma hanno una collezione di cd di tutti i tipi di musica da far invidia alla Bottega Discantica, non hanno il cellulare, ma vivono ugualmente bene; Irene è una bella signorina sempre interessata a tante cose: tra le tante gioca a pallavolo, studia con profitto, ed è venuta per visitare la mostra sui Macchiaioli visto che a scuola li hanno studiati: vedendo ragazzi come lei mi si apre il cuore, è la prova che ci sono tanti giovani che apprezzano certi valori ed hanno interessi impegnativi al di fuori della scuola, oltre all’obbligo di dover studiare; sin da quando l’abbiamo conosciuta, diversi anni fa in Sardegna, ci è sempre piaciuta, per la sua dolcezza, la sua tranquillità, i suoi interessi per tutto quello che ha intorno … brava. Ma torniamo alla partenza della maratona: classico riscaldamento, stretching, scambio di battute … certo Firenze era un’altra cosa, non solo per il panorama che avevamo sotto di noi, ma anche per il numero dei partecipanti, il colore, l’internazionalità dei concorrenti; qui sembra qualcosa di ridotto: certo, chi è lì per farla e si è preparato da mesi non la pensa certo così, però il calore di Firenze, quel qualcosa nell’aria che c’era allora…mah, sono solo mie sensazioni “esterne” anche se il riscaldamento (si fa per dire) devo farlo anch’io visto che sono ingaggiato come “lepre”, ma al contrario (cioè anziché tirare qualcuno all’inizio, lo dovrei fare alla fine della gara). Pronti! via! giù per via Po: vediamo passare i nostri eroi e riusciamo anche a fotografarli, Massimo, Emilio, Cristian, Fabio…ora non potremo più vederli sino al 30km.,perché il percorso non è a “stella” tipo quello di Firenze dove avevamo potuto avere più punti di incontro, ma è allungato verso la periferia e quindi si era optato per un solo appuntamento al 30 km.prima dell’arrivo. Tranne che per me, che devo trovarmi al ristoro del 25km. per rincuorare la truppa. Ora il team di assistenti si divide: Ilaria ha appuntamento con Daniela, Andrea ed il piccolo Matteo, mentre Oriana con Anna ed Irene andranno alla mostra dei Macchiaioli a Palazzo Bricherasio (per fortuna vicino alla partenza) inseme con me in elegante tenuta da podista, dato che ho il tempo di vedere anch’io seppure di corsa (tanto per riscaldarmi) questa mostra che mi sarebbe dispiaciuto perdere, visto che eravamo lì. Tralascio la descrizione di tutti i quadri e gli autori visti (anche se sarebbe opportuno anche se tedioso … ehm ehm) ma una piccola parentesi devo farla: mi sembra di aver capito che i macchiaioli sono praticamente gli impressionisti italiani ed il periodo storico in cui sono vissuti ed hanno creato a volte dei veri capolavori è molto importante per la nostra storia recente, visto che i soggetti erano anche aspetti della vita sociale dell’epoca (contadini, borghesia) dando una descrizione diretta di un mondo che si stava evolvendo e non solo in campo artistico. All’uscita della mostra, lascio un po’ stupito il personale (vista la mia tenuta podistica), tranne una custode che dice di essere una podista, purtroppo ferma per problemi alle ginocchia e, tanto per cambiare, attacco “bottone” parlando della maratona. Ora però devo affrettarmi perché devo andare da Palazzo Bricherasio sino al ristoro del 25km (sono circa 5-6 km), dove devo cercare di non arrivare già scoppiato, se devo aiutare qualcuno, altrimenti non servirei alla causa. Risalgo i concorrenti e vedo anche i primi, poi tutti gli altri lungo la ciclopista del Po, sino a fermarmi al ristoro del 25km. in via Ventimiglia: fa caldo, per essere il 15 aprile e capisco che tutti stanno soffrendo una calura troppo anticipata rispetto alla stagione. Ma ecco arrivare il primo dei nostri atleti: Massimo, transita ai 25 km,più o meno in 2 ore circa (scusa Massimo se non sono preciso, magari ti ho rubato qualche minuto), sembra fresco, il peso che si deve portare appresso non lo affatica di certo, il passo è sciolto e costante, lo vedo bene, ed avviso col cellulare Oriana … certo, la nostra organizzazione ha previsto anche che il mezzo-maratoneta di appoggio abbia il collegamento telefonico con la base operativa del 30mo km…cosa credete, siamo QUELLI DI ROZZANO, mica quelli della mutua, praticamente la maratona minuto per minuto, da un inviato interno. Ora devo aspettare il nostro secondo atleta: chi sarà? 2ore16minuti più o meno, arriva Cristian, abbastanza accaldato, ma con un buon passo e mi dice che Emilio e Fabio sono poco dietro, ma il caldo li ha un po’ fiaccati, non pensavano di soffrirlo così. Avviso Oriana e mi preparo a partire di rincorsa come l’ultimo cavallo al Palio di Siena: dopo 5 minuti arriva Emilio con Fabio subito dietro; ma Emilio sembra in crisi per il caldo e poco dopo si ferma addirittura; Fabio prosegue e devo quindi accompagnare Emilio, ma non pensavo che fosse così giù, anche se è noto che soffre il caldo, ed oggi è davvero un caldo estivo, per giunta improvviso. Si ferma ancora, non vuole ripartire correndo … allora devo sostenerlo in un modo che non avrei mai pensato di dover fare: non accompagnarlo “di scorta”, ma proprio cercare di farlo correre perché lui continua a dire che vuole fermarsi e non correre più, non sembra neanche lui; il dramma va avanti per 4/5 chilometri, sul lungo Po, ogni tanto riprende a correre, poi si riferma, poi dice che al 30mo si fermerà, ed io che continuo a martellarlo gridandogli che non è venuto sin lì per fermarsi, ma per finire la maratona, e che non sono venuto lì anch’io per vederlo così, ma per arrivare al traguardo; che se continua a fermarsi e ripartire è peggio, meglio che vada più piano ma non si fermi…insomma due maroni grossi come una casa, anzi come una maratona. Per fortuna, quando stiamo per arrivare al 30mo km., all’appuntamento con le Gianduia-Girls, decide di continuare, pur di non sentirmi più gridargli dietro. Informo Oriana al telefono di quanto sta accadendo e quando transitiamo sul lungo Po Diaz, una autentica ovazione si leva dal gruppo delle nostre fans Ilaria, Daniela, Oriana, (con Andrea ed il piccolo Matteo). Ma Emilio prosegue, sempre fermandosi, e ripartendo, mettendo a dura prova sia il suo fisico che il mio, abituato ad andare piano ma costantemente, mentre lui, o si ferma e cammina oppure riprende a correre più forte di quanto io possa stargli al passo … una sofferenza … per me, spero che si decida a correre più adagio, ma non si fermi più; anch’io con questo continuo cambiamento di ritmo ho le gambe dure, come se l’avessi fatta tutta. E comunque lo capisco, purtroppo il caldo lo ha messo ko e ha intaccato anche la cosa più importante che serve per sforzi prolungati: la testa, cioè la capacità di trovare nel nostro cervello la forza di superare le crisi da fatica. Continuo ad incitarlo, a dirgli di non fermarsi così, insomma un autentico scassamento di zebedei, (traduzione “cabbasisi” come si dice nei romanzi del commissario Montalbano), però … però, pur con il dovuto senso della misura per l’avvenimento, in quei momenti ero importante per un amico, a cui potevo dimostrare affetto cercando di aiutarlo nel raggiungere un obiettivo a cui si era preparato da mesi e che sembrava sfuggirgli per un imprevisto. Tornando però al lato prettamente sportivo, le cose non stavano andando molto bene: era un continuo saliscendi di umori e sensazioni e, oltre al normale salto nel buio della maratona dopo il 32/33mo km., si aggiungeva il fatto che stavamo arrivando al punto del percorso più brutto dal punto di vista ambientale: un bel tratto di una specie di tangenziale, con tanto di svincoli e gard-rail (il lungo Stura Lazio) che non aiutava di certo i maratoneti. In effetti in quel tratto ho contato più podisti in difficoltà (anche fermi per vesciche, sangue ai capezzoli, crampi) che gente che correva davvero, d’altronde il tempo a quel punto era relativo e l’importante era arrivare alla fine sulle proprie gambe. Sul ponte Amedeo VII (per la precisione) al km.37, avviso Oriana della situazione e mi dice che anche Cristian non è ancora arrivato, segno delle difficoltà che tutti hanno avuto per il caldo. Emilio va, in qualche modo; percorriamo viali che sembrano non finire mai; il ristoro al 40 km.è preso d’assalto: tutto quello che c’era da bere o mangiare è stato arraffato, per fortuna c’è ancora tanta roba e ci fermiamo per rifornirci. Ora stiamo per arrivare al momento in cui un maratoneta vuole gustarsi, pur con tutta la fatica, il “trionfo” dell’ultimo chilometro: si transita in via XX settembre, alle Porte Palatine, dove c’è il punto di ristoro finale, mancano un paio di curve all’arrivo, ma Emilio ha i crampi e si deve fermare; poi riprende, ma si ferma ancora: il traguardo è lì, dopo una curva, in fondo, ma sembra sempre lontano. Lui sta davanti, io un po’ defilato dietro, ci applaudono, ma io dico alla gente che è lui da applaudire, non io, che sono un abusivo … Finalmente ecco il traguardo di Piazza Castello, passiamo sotto lo striscione d’arrivo e, scusate, in quel momento ho pianto, perché ho ripensato a tutte le maratone che avevo fatto più di vent’anni prima e solo allora ho riprovato quelle sensazioni, anche se avevo “rubato” una medaglia, ma avevo faticato più di quanto pensassi per aiutare (e spero di esserci riuscito) un amico che aveva bisogno. Eh già … più di vent’anni prima … e quindi, visto che ho citato Dumas ed i Tre Moschettieri, ora bisognerà in qualche modo scrivere anche … “Vent’anni dopo” (ma questa idea, in quel momento, non mi era nemmeno passata per la testa). La fredda cronaca (come direbbe Frengo) : speedy Massimo tempo strepitoso, anche se non batte il suo record (il caldo c’era anche per lui), Cristian 3h59’55”, Fabio 4h24’00”, Emilio 4h32’25” (ma correggetemi se sbaglio). Ora ci ricongiungiamo dopo l’arrivo, chi più, chi meno stanco, tutti un po’ in affanno per il caldo, ma ora che è finita e siamo tutti insieme è bello stare in compagnia a scambiare battute e sensazioni provate da chi ha corso e da chi ha seguito ed atteso … anche questo è il bello di queste cose, soprattutto belle perché si fanno insieme agli amici che condividono una passione che ci lega, un legame che sentiamo e proviamo anche solo guardandoci negli occhi … mica saremo innamorati !!! C’è anche la mascotte del gruppo: Edoardo, figlio di Fabio, per la foto finale tutti insieme, di Quelli di Rozzano. Irene, Anna e Massimo devono lasciarci per riprendere il treno per “Ivrea la bella, dalle rosse torri”, però contiamo e speriamo di rivederci in qualche modo per qualche altra manifestazione, sportiva o non, chissà, di certo è bello tenere sempre i contatti con amici con cui condividere diversi interessi. Ora la truppa ritorna in albergo per la doccia dei maratoneti e troviamo il concorrente sardo con cui avevamo fatto la strada al mattino: è stato male e si è ritirato (anche se aveva l’allenatore personale): si vede che non è di Quelli di Rozzano ... Accompagno Fabio alla stazione per riprendere il treno per casa, e ritorno in albergo per recuperare QDR: salutiamo la città dei Savoia, dei gianduiotti, del Valentino, del Po, della Mole Antonelliana, degli agnolotti del plin (spero di non aver detto un’eresia), dei grissini, della mia Juve (so che a Voi non ve ne frega niente, ma siccome sto scrivendo io, beccatevi anche questa): si ritorna all’avito paesello, dopo un’altra avventura insieme, un po’ diversa da quella di Firenze, ma sempre comunque entusiasmante, almeno per me. E chissà la prossima quando sarà … Ciao a tutti, Gianni
FIRENZE 26/11/06FIRENZE, 26 NOVEMBRE 2006“Alle 8,15 avrà inizio l’operazione Florence”: Il messaggio di Emilio dava inizio alla spedizione di questa Armata Brancaleone della Maratona. La terza generazione di maratoneti del condominio di via D’Azeglio (una delle case con più alta densità di maratoneti in Italia) dopo mesi di preparazione psico-fisica, è pronta alla partenza per l’obiettivo prescelto. Un giovane talento emergente, supportato da uno staff tecnico di primo piano (anzi di terzo piano), sentiva crescere in sé l’emozione di essere arrivato finalmente alla vigilia di un avvenimento di cui aveva voluto fortemente essere protagonista. La preparazione di Cristian è stata meticolosa, le tabelle di allenamento rispettate, e il mix tra l’istinto del neofita, l’esperienza recente di Emilio e quella un po’ più stantia ed ammuffita di Gianni, la pazienza di Ilaria, e Oriana e Lorella a completare il “team”, l’organizzazione logistica (storica l’ultima sera, sembrava una riunione clandestina di carbonari con tanto di mappa e tabelle dei passaggi), ci facevano ben sperare, perché, come si dice in queste situazioni, “nulla era stato lasciato al caso”. Parte la Carovana dell’Alleluja: per fortuna il viaggio sino al primo “piss-stop” dopo Bologna è tranquillo; nell’Autogrill troviamo molti maratoneti del nord che stanno andando anche loro a Firenze; è una calata (o una risalita, per chi viene da sud) di un’orda colorata e appassionata, che vuole conquistare un giorno di gloria in una delle città più belle del mondo: tutti vogliono “sciacquare i propri panni in Arno” e già qui entriamo nel clima della manifestazione, le scariche emotive cominciano a farsi sentire, le paure che qualche granello di sabbia possa entrare nel meccanismo preparato con cura si sentono impalpabili, ma non se ne parla per evitare di portare sf…..ortuna. Si riparte e sull’Appennino c’è traffico e piove, cielo plumbeo, ma dopo il Mugello il tempo migliora, e verso mezzogiorno arriviamo a Firenze: già il solo vedere le colline intorno, con i colori dell’autunno, ci conferma che abbiamo fatto bene a venire qui, almeno sarà un bel week-end in compagnia, in buona compagnia, anche se lo scopo è il “battesimo” del nostro figlio putativo nel misterioso mondo della Maratona. Andiamo subito al Centro Maratona, presso lo stadio di atletica, e passiamo sotto quello che ci appare come un arco trionfale, lo striscione d’ingresso al Centro. In mezzo a tanta gente come noi, atleti, mogli, figli, genitori, ex-atleti importanti (Gianni Poli, Marco Marchei e chissà quanti altri), passando tra i vari stand di altre maratone e manifestazioni, ci rendiamo conto di quale business giri intorno al mondo del podismo e dello sport amatoriale: per gli stakanovisti del podismo, ad avere soldi e tempo, ogni domenica c’è una maratona in Italia, in Europa, nel Mondo….ah girare il mondo vedendo città e luoghi correndo……incontrare persone di altre città e di altre culture, come ci arricchirebbe: apprenderemmo qualcosa da tutti ed a tutti potremmo dare qualcosa, penso che questa sia o debba essere la ricchezza dell’uomo….in pace. Vabbè, ora ci è anche venuta fame ed il menu del maratoneta prevede: riso in bianco con olio e parmigiano, verdure cotte, mela. Ritiro del pacco gara e del pettorale: Cristian mi sembra un bimbo al primo giorno di scuola accompagnato dai genitori, si capisce che è emozionato, è un misto di stupore, paura, insicurezza, è teso; questi momenti sono come quelli degli ultimi giorni prima del matrimonio, quanto temi che qualcosa possa andare storto; ovviamente con le debite proporzioni, qui è comunque un divertimento, anche se fatto seriamente, mentre il matrimonio …beh è un’altra cosa…… “Espletate le formalità di rito”, così si dice in questi casi, risaliamo in auto per andare in albergo, Park Hotel Diana, adiacente alla chiesa della Madonna della Tosse (speriamo di dormire stanotte…), dove lasciamo i bagagli nelle camere (che casualità, camere 52, 55, 57 i numeri degli anni dei vecchi Oriana e Gianni) e dopo un breve riposino, partiamo alla volta del centro. Da lontano vediamo il campanile di Giotto, là in fondo a via Lamarmora, ci fermiamo in piazza San Marco a chiedere informazioni sui mezzi pubblici della mattina seguente e scopriamo che molti mezzi sono stati soppressi a causa della maratona e quindi non siamo sicuri di come arrivare dall’albergo alla partenza. Arriviamo al Duomo, c’è un mare di folla e, tra i turisti normali, si distinguono i maratoneti che cominciano ad “assaggiare” la pavimentazione delle strade che percorreranno l’indomani. Andiamo in piazza della Signoria, entriamo nel primo cortile di Palazzo Vecchio, costeggiamo gli Uffizi, ci scambiamo una foto con una coppia di ragazzi spagnoli, arriviamo sul lungarno e lì ammiriamo il Ponte Vecchio illuminato da luci di diverso colore: l’effetto è stupendo, tutti si accalcano sul parapetto del lungarno per le classiche foto romantiche: ci gustiamo questa vista e questi momenti; pur in mezzo a tanta gente, si respira qualcosa che ti fa sentire isolato da tutto il resto del mondo e dalla calca che c’è intorno a noi e quello che abbiamo intorno è soltanto arte e storia e …..qualcosa che non sappiamo cosa sia, ma che sentiamo intorno e dentro di noi…... “nell’Arno d’argento si specchia il firmamento”… Transitiamo sul Ponte Vecchio: c’è da lustrarsi gli occhi per le oreficerie e c’è qualcuno, anzi qualcuna, che vorrebbe fare la spesa in questo “outlet” dell’oro. Cristian comincia ad essere un po’ stanco: uno come Lui non può resistere a queste basse velocità e le gambe gli stanno cominciando a dire che sarebbe ora di aumentare il passo. Durante la passeggiata (strano presagio), Cristian ci chiede come mai Abebe Bikila corse la maratona delle Olimpiadi di Roma senza scarpe (meno male che non gli abbiamo risposto, scherzando: “perché se le era dimenticate a casa !!!”). Proseguiamo sino a Palazzo Pitti, per ritornare poi sui nostri passi ed arriviamo sino a San Lorenzo ed ai mercatini delle Cappelle Medicee, ma ora siamo stanchi tutti ed abbiamo anche fame, anche se sono solo le 19,00. Arriviamo alla trattoria I’Toscano (proprio così, alla fiorentina, con l’articolo tronco) e lì, alèèèè, altro che menu del maratoneta: crostini toscani, scamorza cotta, finocchiona, pecorino, pasta e fagioli, ribollita, pasta alla chitarra con ragù, lampredotto con le bietole, tagliata con rucola e un fiasco di Chianti (ne concediamo un paio di bicchieri a Cristian, è un po’ meglio del Gatorade e fà più sangue); come dolce, maremma maiala, cosa meglio di cantuccini con Vin Santo ? Ora siamo un po’ più allegri, ma dobbiamo tornare in albergo per la notte…… Decidiamo di finire la serata con l’ultima riunione strategica nella hall dell’albergo, per ripassare il programma, il percorso, gli incontri con Cristian e ci lasciamo dandoci appuntamento per le 6,45 per la colazione del maratoneta ….. almeno così pensiamo…. Ah che bello, ora una bella dormita (anche se sappiamo, noi dello staff, che, chi più chi meno, non dormiremo molto: Cristian per la tensione della “notte prima degli esami”, Gianni per il Chianti ed il lampredotto, ed Emilio per……boh). Ore 23,15, sto entrando sotto la doccia quando Oriana sente bussare alla porta della nostra camera; mi metto un asciugamano addosso ed apro: davanti a me non avevo due persone, ma due cenci pallidi e Cristian, quasi piangendo mi dice:”Ho dimenticato le scarpe a casa…” Ma come, tutto preparato, tutto a posto, la borsa preparata da giorni, e la cosa più importante non c’è !!! Ma come prendersela con Cristian: è già abbastanza mortificato. Che numero hai di piede? In macchina ho le mie New Balance 43 e mezzo, “forse vanno bene, andiamo a provarle”. “Ad Emilio è meglio non dire niente, lasciamolo riposare”. Mi rivesto e con Cristian ed Ilaria andiamo al parcheggio dove Cristian “testa” le scarpe che, tra l’altro, cominciano già ad essere un po’ consumate sui talloni esterni, da cui si sta staccando anche un pezzo del rinforzo, che tagliamo subito per evitare che dia problemi: il “test” di prova è una corsetta di 20 metri nel parcheggio e Cristian dice “Vanno bene…”, d’altronde alternative non ce ne sono, tranne quella di chiedere domattina a colazione un paio di scarpe agli altri maratoneti….. Torniamo alle camere e si va a dormire, sperando che soprattutto Cristian si riposi e non pensi troppo alle scarpe. Nella sua stanza, l’ignaro Emilio……. IL “ D “ DAY - IL GIORNO DELLO SBARCO26 NOVEMBRE 2006 D.C.La notte non è stata totalmente tranquilla: le camere davano sulla strada, e per tutta la notte sono passate auto, speriamo che almeno Cristian non le abbia sentite. Sveglia ore 6,30, presenti alla colazione ore 6,45 (Oriana dice che non mi ha mai visto così rapido e puntuale alla sveglia): guardo ai piedi di Cristian, ci guardiamo negli occhi senza dire nulla, Emilio è gasato e sembra che la maratona debba farla lui, Cristian fa una colazione leggera, ma abbastanza abbondante per non appesantirsi comunque ed avere un po’ di riserva; conosciamo un podista di Roma, che ha già diverse maratone al suo attivo e vorrebbe fare 3h10’: decidiamo di andare insieme alla partenza, cercando magari un taxi, che però non si trova ed allora usciamo per andare alla fermata dell’autobus più vicino, che si trova in via Leonardo da Vinci e facciamo conoscenza con un podista di Ginevra, ed un ragazzo di Piacenza, anzi (com’è piccolo il mondo) di Gossolengo, e si parla dell’Osteria della Pergola e del gnocco fritto…. Ma nel frattempo, le nostre “marathon girls”, cosa stanno facendo ? Abbiamo dovuto lasciare sulle loro spalle il peso delle masserizie da recuperare e da portare alle macchine: per fortuna hanno fatto una bella colazione e dovremo ricongiungerci al ponte San Niccolò, al 13 km. Facciamo un passo indietro e ritorniamo alla fermata di via Leonardo da Vinci: sempre senza farci accorgere da Emilio, chiedo a Cristian come vanno le scarpe: dice che sono un po’ strette, gli consiglio di non allacciarle troppo per ora, in modo che il piede si abitui un po’; mi sento come un donatore di organi, non si potrà dire che un pezzo di maratona non l’abbia fatta anch’io….anche se tramite una “appendice” esterna, ma pur sempre mia…. Arriva l’autobus che ci lascia proprio sul Lungarno della Zecca Vecchia: una marea di maratoneti, sono circa 7500 iscritti, tutti pronti alla grande sfida con sé stessi. Saliamo sul pulmann navetta che porta alla partenza (Emilio ed io siamo ”abusivi”, solo Cristian potrebbe salirci, ma in qualità di maratoneti ad honorem e staff tecnico personale del nostro allievo, non possiamo lasciarlo solo e quindi saliamo anche noi). Piazza Michelangiolo è uno spettacolo: maratoneti di tutti i tipi e di tante nazionalità; riconosciamo americani, francesi, svizzeri, austriaci, inglesi, tedeschi, spagnoli, anche dell’est europeo, un mare di gente che saltella, fa stretching, corricchia, coperti dalle pettorine viola che servono da protezione per il vento ed il freddo, anche se la giornata si sta aprendo ed il sole comincia a scaldarci. Dall’alto del piazzale vediamo Firenze e l’Arno: “ Firenze è come un albero fiorito, che in piazza dei Signori ha tronco e fronde, ma le radici forze nuove apportano, dalle convalli limpide e feconde…….l’Arno, prima di correre alla foce, canta baciando Piazza Santa Croce… ”; vediamo Ponte Vecchio, il Duomo con il campanile di Giotto, Palazzo della Signoria, Santa Croce davanti a noi, le ville sulle colline, con il sole che illumina i colori autunnali…. Tutto è uno spettacolo…....tra noi tre sentiamo qualcosa di impalpabile che nessuno sa spiegare, qualcosa che unisce chi sta per affrontare un evento così (Cristian), e chi lo ha già provato (Emilio e Gianni); continuo a guardare le scarpe di Cristian ed ogni tanto gli chiedo come vanno, speriamo non gli diano problemi e che finisca bene la maratona. Siamo tutti e tre commossi e anche se solo Cristian deve correre, lui sa che correrà con 6 gambe e con 3 teste: non che sia diventato come Cerbero, ma sa che saremo con lui dall’inizio alla fine. Il nostro allievo tradisce l’emozione del momento, salivazione azzerata, sguardo assorto, ma, soprattutto, gli scappa la pipì: davanti ai gabinetti “volanti” dell’organizzazione ci sono code tipo supermercato alla vigilia di Natale, da farsela addosso prima di entrare; quindi opta per gli spazi aperti offertigli dalla città. Ma non è il solo: dall’alto del parapetto vediamo molti maratoneti che salgono a piedi, e becchiamo anche qualcuno che fà la pipì vicino ai cespugli e glielo gridiamo. Ora dobbiamo lasciare Cristian al suo destino: entra nell’ultima gabbia prevista, anche se, passo dopo passo, riesce ad intrufolarsi tra quelli più avanti ed allo sparo di partenza è praticamente quasi a metà del gruppone. Con Emilio ci dividiamo: Lui va allo striscione di partenza, io affianco Cristian mentre il serpentone dei maratoneti comincia a muoversi. Sincronizziamo gli orologi: Emilio (che ha le tabelle dei passaggi in testa) fa partire il cronometro, mentre io calcolerò il tempo “lordo” dalla partenza per arrivare in tempo nei punti di incontro previsti. ORE 09.06 partenza !Cristian comincia la sua avventura (fermandosi poco dopo la partenza per un’altra pipì…..da emozione), mentre Emilio ed io scendiamo per trovarci con le “marathon girls” che ci aspettano al km. 13 al ponte San Niccolò: le raggiungiamo e vediamo insieme il passaggio del gruppetto dei primi che ha già un buon vantaggio sugli altri che mano mano vediamo transitare. Ci sembra di riconoscerci in quelli che corrono, nelle loro facce, nella loro fatica, nei loro passi, e li invidiamo……aspettiamo il passaggio di Cristian, Emilio spera che abbia seguito i suoi consigli per il ritmo da tenere e non “scoppiare”, mentre Ilaria, Oriana ed io (gli unici a conoscere il “segreto”) speriamo solo che non gli facciano male i piedi, e Lorella vaga. Passaggio di Cristian, che sembra volare nella discesa dal ponte e saetta in perfetta media della tabella di Emilio: ci fa segno che le scarpe vanno bene, ed Ilaria tira un sospirone di sollievo, io urlo per incitare e per scaricare il nervosismo dell’attesa. Prossimo appuntamento in piazza L.B.Alberti, al 18km e mezzo: ci incamminiamo velocemente perché Cristian dovrebbe arrivarci dopo una mezz’oretta. Passiamo dal ristoro del 25mo km. e ci offrono da mangiare e da bere, però non ne approfittiamo, anche se chiediamo alle signore se hanno i cantuccini col vin santo…… Siamo abbastanza “gasati” perché Cristian ci aveva detto che le scarpe erano ok, siamo ottimisti in mezzo a tanta gente che è lì come noi: oltre a italiani di diverse regioni, sentiamo parlare inglese, francese, spagnolo…Emilio va incontro ai maratoneti verso il cartello del 18mo km, mente noi quattro lo aspettiamo in piazza, ma quando arriva ci dice che ha le vesciche……Ilaria quasi piange, Oriana e io sentiamo dentro di noi sconforto, anche perché non possiamo dirlo a Emilio e Lorella. Però il tempo di passaggio è buono, è come da tabella “emilifera” ed il nostro trainer fa le sue proiezioni del tempo finale con la calcolatrice del cellulare: ci guardiamo in tre, e non possiamo dire come vorremmo “altro che fare tabelle, qui rischiamo di non arrivare alla fine !!”. Ci incamminiamo verso il nuovo punto di incontro stabilito (al 28km e mezzo in piazza della Repubblica, in pieno centro), prendo sottobraccio Ilaria e, tra di noi, speriamo che Cristian si fermi ad un punto di pronto soccorso per farsi medicare le vesciche: meglio perdere qualche minuto ma arrivare alla fine….speriamo in bene, sarebbe un peccato, Cristian ha preparato tutto bene (beh, quasi tutto…..) anche Ilaria soffre per lui. Ci fermiamo in un bar per un caffè ed un piss-stop, ed andiamo avanti più in fretta possibile, compatibilmente con il ritmo che può tenere tutto il gruppo. Attraversiamo tutto il centro per arrivare in piazza della Repubblica dove c’è una marea di gente, non solo per la maratona. Noi tre siamo tesi perché non sappiamo come arriverà Cristian. Emilio fende la folla e rischiamo di perdere Lorella; ci appostiamo scaglionati lungo le transenne e vediamo passare decine di maratoneti, e cresce dentro di noi l’invidia e l’ammirazione per loro. Emilio chiede ad una donna del servizio d’ordine se sono già passati i pace-maker delle 3h45’ e questa gli dice di sì…panico totale ! Cristian è già passato ! Ma il nostro trainer non ci crede e rifà i conti: no, non può essere passato; infatti non si sbaglia: Cristian arriva e ci prende quasi in contropiede, non riesco a fargli una foto, ma la cosa più importante è che riesce a prendere la borraccia con l’energetico che gli passiamo e dice ad Ilaria che ora va tutto bene. Ilaria scarica la tensione e piange, Oriana l’abbraccia, Emilio è gasato, speriamo in bene, ora dovremo vederci tra Ponte Vecchio e piazza della Signoria, più o meno al 39mo km. Cristian deve affrontare ora la parte più dura, anche psicologicamente: gli abbiamo fatto una testa così (che la maratona inizia al 30mo km, che da quel momento il corpo consuma sé stesso ecc.) e, oltre al problema delle scarpe, che Emilio non sa, come se non bastasse deve affrontare i lunghi rettilinei in andata e al ritorno del parco delle Cascine e un bel pezzo di lungarno. Arriviamo in piazza: fa caldo, sembra ci siano quasi 20 gradi, siamo contro sole e diventiamo rossi; battiamo le mani e ci sgoliamo per incitare tutti quelli che passano, ora più sgranati, ma il passaggio è continuo, alcuni hanno la faccia stravolta dalla fatica, una fatica che conosciamo e fa aumentare il nostro incitamento, quasi non ho più voce e le mani mi fanno male. Ilaria nota che le facce di molti sembrano quasi deformate dalla fatica e le confermiamo che è proprio così: infatti quello che sta passando in quel momento, alla partenza aveva 25 anni, ora ne dimostra almeno 50…., ma è uno spettacolo vedere gente come noi, normale, che sta compiendo questa impresa, siamo con loro, e loro corrono anche per noi. Speriamo nel passaggio di Cristian, soprattutto che stia bene e tenga duro, a quel punto si va avanti a forza d’inerzia, con tutto quello che non si ha più dentro: arriva, ha la faccia stravolta sempre di più, ma corre; dentro di me, lo ammiro e lo giudico grande, perché sta reagendo con orgoglio e coraggio all’inconveniente delle scarpe. Il nostro trainer considera il tempo ottimo, come previsto, - più o meno, magari sperava in qualche minutino in meno, però va bene così, qui è arrivato ed ora quello che manca al traguardo lo si strappa con le unghie e con i denti. Lo rivediamo al passaggio dietro a Palazzo Vecchio, lo incitiamo, lui non ci vede nemmeno, anche se ci farfuglia qualcosa, ma ormai è finita, ed andiamo in piazza Santa Croce all’arrivo, dove vediamo arrivare tanti maratoneti bene, altri molto meno bene, qualcuno sta anche male, uno arriva con le scarpe in mano, alla fine eccolo: transita sotto il traguardo ed il cronometro sopra di lui indica 3h45’ e rotti anche se il suo tempo effettivo è di 3h43’! Siamo tutti lì con lui, ha corso anche per noi e noi abbiamo corso con lui: si siede per terra per riprendersi un po’, gli togliamo le scarpe ed a quel punto sveliamo tutto ad Emilio che si accorge delle scarpe, anche se aveva già avuto dei dubbi perché non gli sembravano quelle nuove di Cristian: lo abbraccia ed una volta di più, anche se siamo in mezzo a tanta gente, sentiamo che c’è qualcosa che non ci sappiamo spiegare, ma che ci unisce. Ha la medaglia al collo, l’ha conquistata e non la molla più, capisco quello che sta provando e la cosa più bella per lui penso che sia quella di avere vicino Ilaria ed intorno gli amici che lo stanno invidiando ed ammirando: non penso di dire sciocchezze, ero commosso allora e lo sono anche ora mentre scrivo, credo che Emilio mi capisca. Mangia qualcosa, beve, ora piano piano deve riprendersi per ritornare sulla terra, dalla dimensione in cui ha vissuto in tutto questo periodo. Devo dire che tutte queste emozioni ci hanno fatto venire un po’ di fame, però dobbiamo rientrare in albergo dove lo aspetta una doccia per rimettersi un po’ in sesto prima di ripartire. Insieme ad altri maratoneti cerchiamo di portarci verso una fermata di autobus per tornare all’albergo, ma non ne vediamo passare: cosa c’è di meglio allora che andarci a piedi? Tanto Cristian ne ha già fatti 42 (e centonovantacinque metri), tre o quattro chilometri in più cosa saranno? In effetti non appena riprende a camminare fa un po’ di fatica, logicamente ha le gambe un po’ legnose, le scarpe purtroppo non possono non avergli dato fastidio, ma, man mano che proseguiamo, sta sempre meglio, anche se stanco, e le gambe riprendono un po’ di tono….forse sono più stanche le nostre. Ci godiamo questa “passeggiata”, parliamo della maratona, ma non solo, ci coccoliamo il nostro allievo, che scarica, camminando, la tensione accumulata correndo….sembra assurdo per chi non corre, quasi incomprensibile, ma è così; dentro ha ancora tanto da dare, ma soprattutto, ha un grande vuoto…..allo stomaco … è fame, però prima è meglio che faccia una bella doccia. Arriviamo in albergo dove Cristian si rinfresca e si riprende un po’ e noi prepariamo le auto per il ritorno a casa: ci facciamo spiegare il percorso per raggiungere l’autostrada e, naturalmente, guidando io la carovana, sbaglio strada e mi ritrovo a fare un giro turistico per Firenze, prima di ritrovare le indicazioni che ci portano in autostrada, dove, prima di ripartire definitivamente, ci fermiamo per mangiare qualcosa; sono quasi le 16,00, ma una pizza ed un’insalata ci stanno bene (non è che ci sia molto altro, ma va bene lo stesso). Cristian ostenta la sua medaglia e penso che, dalla fame che ha, riuscirebbe a mangiare anche quella. Nell’autogrill troviamo una famiglia di maratoneti emiliani: padre e figlio, hanno impiegato 5 ore, e confermano che non è tanto importante l’agonismo, quanto la volontà di mettersi alla prova con qualcosa che ti sembra superiore alle tue normali forze, per superare quel limite che tutti abbiamo nella testa, ma che, ogni tanto, è gratificante cercare di superare per provare sensazioni interiori difficili da far comprendere a chi non ha questa sensibilità. Anche questo per me, fa parte, visto che siamo nella sua città, del concetto dantesco “fatti non foste a viver come bruti, ma per seguir virtute et canoscenza”. Ci sistemiamo e si parte per tornare a casa… “Addio Firenze, addio cielo divino…..”: magari è solo un arrivederci, lo speriamo, maratona o non maratona, perché Firenze è sempre da godere e da gustare davvero con tutti i cinque sensi, è una città dove non puoi non sentirti avvolto da una atmosfera magica, arte, storia, cultura, gente diversa, ad ogni passo c’è qualcosa che racconta una storia, che racconta la storia; ma sta sempre a noi, quando viaggiamo, guardare con occhi interessati per cercare di cogliere tutto quanto il mondo ci offre. Eh sì, è stato proprio un bel sogno, una bella avventura, un’esperienza per tutti, per chi ha partecipato in prima persona all’avvenimento sportivo, e per chi lo ha vissuto dal di fuori, anche se eravamo tutti coinvolti emotivamente. Grazie amici, sarebbe bello che ci fossero altre esperienze come questa, insieme, ed anche se tutti abbiamo voglia di tornare a casa, abbiamo già nella testa l’idea di ripartire per un’altra avventura, chissà quando e dove e di che tipo (un’altra maratona, una corsa speciale, un trekking in montagna ? Chi lo sa); di certo sto provando quella sensazione ben spiegata da una frase di Reinhold Messner che ho letto nel suo museo della Montagna di Castel Firmiamo che più o meno diceva questo: soffro della dicotomia dell’uomo romantico, che ama la propria casa, ma vuole andare per il mondo perché sente un richiamo per la conoscenza di altri luoghi, e quando li raggiunge lo riprende nostalgia di casa, in una continua ricerca di sé stesso nel fatto stesso di viaggiare e di muoversi. Ehi… non vi siete ancora addormentati ? Meno male: è vero che sono stato un po’ prolisso (e questo me lo dicono tutti), però mica sono uno scrittore che può esprimere con poche parole sentimenti o stati d’animo, e descrivere un avvenimento di cotale importanza per noi in quattro righe. Vorrei ringraziavi tutti per la bella atmosfera che avete saputo creare e spero ci possano essere tanti altri momenti come questi, tutti insieme…..cerchiamo di farlo davvero, ragazzi, queste sono cose bellissime, che rimangono e nessuno ce le potrà portare via. Un abbraccio a tutti. Gianni () Ma le altre eroine della giornata, le scarpe, che fine hanno fatto ? Le ho lasciate nel box come me le ha consegnate Cristian il 26 novembre, non le ho lavate, le ho lasciate lì, mi sembrava indelicato usarle ancora anch’io … poi, per la prima volta, le ho indossate il 1 gennaio 2007 correndo con Oriana … e volavo … avevano ancora dentro l’effetto “Maratona Cristian”. Post scriptum: ripensandoci, ora ho capito tante cose, perché noi siamo …QUELLI DI ROZZANO ! “… Ci temono …”
LA MIA PRIMA MARATONACome iniziare: con il tuo racconto hai già detto tutto quello che c’era da dire; io vorrei solo scrivere le emozioni che ho provato nella mia, anzi nella nostra maratona. Entriamo nel pullman e già sentiamo che l’aria è diversa, è l’aria che respira chi vuole conoscere il suo limite. In quest’istante cado in una specie di trance (che finirà solo davanti alla pizza). Eccoci in piazza Michelangelo, dopo il primo “piss-stop” sono pronto a partire ma sulla linea di partenza mi accorgo che mi riscappa; sulla destra c’è una schiera di piscioni, ma l’urlo di Gianni VAI !!! fa iniziare a muovere le gambe, dopo un minuto mi accorgo che così non arrivo alla fine … secondo “piss-stop” … Dal primo al quinto Km c’è un’atmosfera surreale; ai lati della strada non ci sono persone ma tanti alberi, così fitti che quasi non si vede il cielo. Tanta gente con la nostra stessa passione: LA CORSA. Il silenzio è rotto da un applauso spontaneo, indirizzato ad un ragazzo disabile che partecipa con le stampelle. Partono dei cori da stadio tra cui un po poropopoo. Eccoci al quinto Km.: si iniziano a vedere le prime persone ai lati della strada, tra i marine, quelli vestiti tutti uguali con le loro maglie viola tutti impettiti, iniziano ad esserci i primi affaticati. Dal decimo al quindicesimo ci sono tre eventi che ricordo bene: il passaggio sul ponte con la musica dei carabinieri, il primo check con voi che mi ha dato un po’ di coraggio e molte borracce nascoste ovunque. Ecco il ristoro del 15°, l’inesperienza sui percorsi così lunghi mi porta ad ignorarlo anche perchè la colazione è stata, come l’ha definita Gianni, abbondante ma leggera. Sicuramente, uno dei ricordi più belli di questa esperienza è stato quello di una bambina che correva incontro al suo papà con un cartello con su scritto “SEI IL PAPÀ PIÙ FORTE DEL MONDO”. Intorno al 17° c’era un ristoro (de no artri) uno di quelli organizzati da un gruppo podistico della zona, e lì il tapascione che c’è in me si è sentito un po’ a casa, proprio lì ho scambiato due battute con i due di Roma, che poi sono diventati i miei compagni di viaggio sino alla fine. Al 18° l’entusiasmo di Emilio per il rispetto dei tempi,è stata energia pura per la mente, mi ha fatto distogliere i pensieri dai polpacci che iniziavano ad indurirsi. Ma a farmi risvegliare è stato il cavalcavia del 25°, un bello strappo che alcuni dicono che serve a rompere il ritmo; a me ha solamente rotto … i piedi, cosa avevate capito? Subito dopo c’è stato l’ingresso nel parco delle cascine e l’incontro con quel signore che correva senza scarpe; la mia considerazione è stata: “almeno io un amico che me le ha prestate c’è l’ho! se ce la fa lui, io gli ultimi 12 km me li sbrano” … anche se avevo i piedi cotti e le fitte al costato. Intorno al ristoro del 30° km, un po’ di confusione causata dal poco cibo, dalla strada stretta e da alcuni che si bloccavano in mezzo alla strada per crisi. Bene, ora inizia la Maratona, ma la cosa non tanto simpatica è che la parte più dura equivale al lungo e monotono rettilineo verso il centro città. Al 38° quando vi ho incontrato, vi ho detto ”non ce la faccio” ma dopo ho cercato di reagire peccato che, al 39°, sopra l’imbocco del tunnel c’era S. Pietro con le chiavi che avrebbero aperto la porta del km 42.195; dentro quel tunnel ho avvertito sensazioni mai provate prima, una distorsione dei sensi, passando vicino a un ristorante il profumo del cibo mi dava fastidio e mi provocava la nausea, le persone che urlavano mi infastidivano, anche il tatto mi aveva abbandonato; ho provato a prendere una pastiglia di Enervit ma mi è scivolata dalle mani senza neanche accorgermene, sentivo le gambe anestetizzate, provavo a massaggiarle per avere una reazione, ma niente. Emilio dice che ci siamo rincontrati al 40° ma io non ricordo niente, verso il 41° c’è stata l’uscita dal tunnel, che è stata causata dall’inizio del pianto di Daria (la ragazza di Roma) che è terminato solo all’arrivo. Gli ultimi 195 metri li ho fatti ripensando a tutti gli sforzi che ho dovuto fare per arrivare fino lì; gli allenamenti a qualsiasi ora, anche quando ero stanco o non ne avevo voglia, l’ossessione di correre anche in viaggio di nozze per non perdere troppi allenamenti, le 30 km in solitaria, ecc. … Bene, ora è arrivato il momento dei ringraziamenti: Grazie a Ilaria perché hai sopportato tutte le mie paturnie per questa maratona, per aver accettato anche le prossime, e per essermi stata vicino nei momenti duri. Grazie a Emilio per i consigli e perché hai sempre cercato di tenere il mio ritmo durante le uscite domenicali anche se per te a volte andavo un po’ troppo forte. Grazie a Gianni per il supporto morale, per i consigli tecnici ma soprattutto per le SCARPE!!!!!! Ed in fine grazie a tutti i componenti dell’operazione Florence, per aver corso da una parte all’altra della città per incontrarmi GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE Ciao a tutti Cristian
… e per concludereSiamo arrivati alla fine del racconto di questa meravigliosa esperienza e dopo aver apprezzato tutto il racconto descritto con tanta passione dal nostro poeta e le sensazioni del protagonista come non potrei aggiungere due parole. Per me questa è stata una grande esperienza che ricorderò sempre, come se la corsa l’avessi fatta anch’io: dagli allenamenti svolti quasi sempre insieme e alla preparazione della corsa nei minimi dettagli fino al magone di quella mattina in piazza Michelangelo per non essere uno dei 7.500. Sì posso dire che dopo le mie due partecipazioni come atleta alla maratona, avere fatto da accompagnatore mi ha dato comunque tanta soddisfazione, emozione e gioia. Nelle mie due esperienze di Milano aver avuto un supporto tecnico-logistico e soprattutto di amicizia da parte di Gianni mi ha aiutato e caricato molto e quindi sono contento di aver lanciato l’idea all’inizio di settembre di accompagnare tutti insieme Cristian alla sua grande “prima” lontano da casa. La sua corsa è stata anche la nostra corsa: i chilometri percorsi insieme con Gianni e Cristian nelle garette dei “tapascioni”, a volte difficili e in situazioni climatiche di ogni genere, i sacrifici della sveglia alle sei e mezzo della domenica mattina, la corsetta nel giorno del matrimonio giusto per non perdere il vizio, la costanza delle corse alla sera dopo una giornata lavorativa sono convinto che alla fine ti ripagano in tante maniere anche sei non sei il corridore della maratona. Alla fine della maratona ho abbracciato Cristian e dopo aver saputo del mistero delle scarpe mi ricordo con molto piacere di avergli detto: “Sei andato molto bene, allora bravo, bravo due volte !!!”. Ricorderò sempre questi due giorni a Firenze per l’amicizia che ci ha legato e spero che tutti noi potremo rivivere altri momenti emozionanti come questo. Grazie a tutti per la vostra amicizia: Gianni, Oriana, Cristian, Ilaria e Lorella. Ciao, Emilio
Operazione Florence – 26 novembre 2006 Quelli di Rozzano
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